domenica 4 febbraio 2018

Bosch, la forza di un immaginario

Fra le cose che conservo lasciatemi da Gianna e Roberto c'è questo quadro.
Lascio le parole di un altro collega a raccontare la meraviglia di questo nuovo libro, mi cullo al pensiero di quanto si sarebbero divertiti, Gianna che adorava i cercatrova, Roberto a guardarla arrabbiarsi, entrambi a seguire una storia che ha fatto del particolare la sua forza.
Vi lascio a Bosch, la forza di un immaginario, il nostro libro del mese.


Difficile ricorrere alla definizione di silent book per un libro così eloquente. Certo si tratta di una storia narrata per immagini, senza parole, ma la narrazione è tutt’altro che sussurrata: al contrario, si presenta con grande forza e ricchezza di contenuti sin dalle prime pagine.
Ancora una volta un libro splendido, capace di arricchire l’immaginario dei bambini attraverso una storia forte, attraverso i temi dell’amicizia, della paura, a tratti della violenza ma sempre nel segno dell’avventura, rischia, però, di avere negli adulti il maggior ostacolo per raggiungere i destinatari
finali: alla prova sul campo, proprio l’uso di un linguaggio così ricco, con immagini che indulgono sulla mostruosità dei personaggi, spaventano molto di più i genitori che i bambini; possiamo affermarlo con sicurezza, perché a distanza di più di un mese dall’uscita, le copie che sono arrivate in mano ai giovani lettori hanno saputo conquistarne la partecipazione e la meraviglia.
Conviene pertanto partire dall’inizio: avevamo conosciuto Thé Tjong-Khing attraverso due albi senza parole, pure pubblicati da Beisler, ovvero Tortintavola e Tortinfuga; chi abbia avuto modo di avvicinare la tecnica narrativa di questo artista e autore, sa che la trama procede per piani narrativi paralleli, e che ogni elemento della pagina va osservato, perché tornerà utile in qualche momento della storia. Con Bosch però Tjong-Khing ha portato ancora più avanti il suo stile, legandolo al grande pittore Hieronymus Bosch, che operò tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento: un connubio tra una tecnica narrativa e un immaginario potentissimo, che l’autore ha saputo maneggiare e rielaborare con grandissima maestria.

Tutto il tormento dell’uomo tardo-medievale nordeuropeo, fatto di tentazioni incarnate in esseri mostruosi, in questo albo sitrasformano nei pericoli di un’avventura fantastica, in cui il giovane bambino protagonista, caduto in un dirupo e precipitato in un mondo abitato da mostri, ambienti e oggetti estranei al nostro, dovrà affrontare senza paura tanto l’aggressività di taluni quanto gli inganni di altri. Sempre pronto a darsi da fare per aiutare i personaggi cui la draghessa cattiva ha rapito i figli per prepararne una pozione magica, il nostro piccolo eroe non si rende conto di essere proprio l’ultimo ingrediente mancante…
Vorremmo invitare tutti coloro che si accosteranno al libro a giocare con i vari piani narrativi che fanno procedere la vicenda, organizzati in modo sincronico sulla stessa pagina e in modo diacronico tra una pagina e l’altra: forse un problema per gli amanti della lettura lineare, frutto di un approccio testo-centrico all’oggetto libro, laddove invece procedere continuamente avanti e indietro tra le pagine, per recuperare dettagli, particolari e indizi, rappresenta un esercizio di lettura all’insegna della scoperta e dell’osservazione.

Passi doppi, quasi un ballo

Il coordinamento fa un passo doppio, quello di ripensare le sue pagine qui, la sua cadenza, il suo modo di raccontare, e quello di unirsi a una pagina facebook.Non troverete più la selezione intera, ma troverete nel corso del mese dei post con
molto di più, a raccontarvi i libri che potete trovare nelle nostre librerie, e le cose che in ogni libreria organizziamo.
Un raccontare nuovo, che proveremo a fare con le mani piene della polvera degli scatoloni, come diceva Roberto Denti, e gli occhi pieni di storie, nuove, perché ne escono di meravigliose e abbiamo la fortuna di essere i primi a vederle, vecchie perchè come diceva Roberto, la storia è vecchia, ma il bambino è nuovo.
Benvenuti in questi passi allora, seguiteci nel bosco.

E in omaggio a Gianna e Roberto, per inaugurare questo tentativo di nuovo cammino, quello che è sempre stato il libro di Roberto, raccontato da quel magico pifferaio di Hamelin che è Gek Tessaro, uscito per Lapis Edizioni, curiosi? andate a vederne il video su raiscuola:

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/pinocchio-riscritto-e-illustrato-da-gek-tessaro/39532/default.aspx

venerdì 26 gennaio 2018

Un inno alla libertà

Rosmarino è una fata a tutti gli effetti: ha una bacchetta magica, un vestito pulito e ben cucito e uno splendido cappello a punta. Rosmarino però si annoia, vorrebbe andare sui pattini a rotelle o a fare un giro in barca ma è vietato dal regolamento delle fate! Allora che fare? Molto meglio essere una strega!
La madre pensa che questo sia un capriccio e la sfida ad andarsene, ad abbandonare il castello e tutti i suoi comfort per vivere dove dimorano le streghe: un luogo sporco, cupo e impervio. Rosmarino parte con il suo cappello (non più a punta) e scopre che il bosco, perché questo è il luogo “tremendo”, è in realtà un’esplosione di colore, caotico vibrante di vita, di corse, di ginocchia sbucciate e di risate sguaiate.
La madre di Rosmarino, spinta dalla curiosità e dal desiderio di rivederla, parte e trova una Rosmarino felice, a cui dà la sua benedizione, come in ogni fiaba che si rispetti. Ma Rosmarino sottolinea la sua identità affermando in modo perentorio:
Io non sono una strega, io sono Rosmarino, e se voglio divento una strega, e se non voglio posso anche tornare fata: e allora con la mia scopa vengo al castello a trovare te e le zie…”
Rosmarino è un inno alla libertà, al desiderio di essere se stessi, anche se questo implica dover fare scelte radicali. Rosmarino si ribella perché per crescere e per trovare la sua identità ha bisogno di rompere gli schemi, di fare il contrario di quello che le dice la madre per poi, una volta affrontato il viaggio, magari tornare al punto di partenza ma in modo nuovo, con indosso i propri panni, che siano da strega o da fata poco importa, l’importante è che siano di Rosmarino, come dimostra il cappello con il pon-pon che porta con tanto orgoglio.

Carll Cneut rimette mano alla storia di Brigitte Minne, pubblicata per la prima volta in Belgio vent’anni fa, ammorbidendo i tratti ed inserendo l’elemento naturale, divenuto un suo tratto caratteristico, in un tripudio di rigoglio e bellezza. Il rimando visivo con le tonalità calde alla copertina di un altro albo, La Voliera d’oro, ricongiunge anche idealmente le due bambine protagoniste nel loro essere fuori dagli schemi.

lunedì 19 giugno 2017

Giugno, ma anche maggio, e forse profumo d'aprile

Giugno, ma anche maggio, e forse profumo d'aprile.
Insomma un sacco di libri belli, tenuti per voi in serbo in attesa dell'estate.

Qui trovate gli ultimi tre Librai, ragazzi e libri, frutto del nostro lavoro di questi mesi.

Guardateli, assaggiateli, leggeteli e sognateli un po'.
E quando scendete dai sogni veniteci a trovare, se siete in vacanza, o di passaggio, spulciate fra la lista delle librerie e sappiate che vi aspettiamo, e se volete andare a trovare un Premio Denti Vitali, dato da AIE e da Andersen alla miglior Libreria, nuovo nuovo, beh, la libreria Baobab ha anche cambiato sede quindi si è fatta nuova nuovissima e premiata per voi.
Ora la trovate in via Roma 25, sempre a Porcia, un salto da Pordenone.




domenica 12 marzo 2017

Marzo, col profumo di una corsa fra i boschi

E arriva marzo, quasi inaspettato fra gli scaffali, e già quasi annuncia aprile e Bologna, Fiera del Libro, sorprese fra gli scaffali.
Marzo col profumo di una corsa fra i boschi, marzo coi crochi che spuntano, marzo e spuntano libri, che hanno occhi di lupi e paesaggi straordinari, che hanno storie intense o piccoli giochi di carta e occhi buffi. Libri, come i fiori appena nati, di ogni colore, come boschi e sfumature del mare regalano a primavera.

venerdì 10 febbraio 2017

Febbraio, di niente e di segreti

Oggi ero in un luogo chiuso, parlavo con molte persone di libri di assenza, avevo con me fra gli altri il nostro libro del mese, con la sua voglia di boschi, la sua maglia arancione  vivo, e la sua voglia di capriole.
All'improvviso ero su un prato, nel sogno di un'altra, che aveva il vestito blu e faceva capriole ridenti. All'improvviso ero dentro quel bosco con quegli occhiali e quegli occhi bambini. Succede quando racconti un libro, un pezzetto sei cose solo tue, o di chi ti è vicino, un pezzetto sei quelle che racconti, in un giorno qualunque, un giorno di niente.

Se poi scoprite qual'è il pezzetto vostro ditecelo, o no, tenetelo segreto, che i segreti belli fanno brillare gli occhi.

Qui invece potete trovare un bel racconto di come è nato: http://www.topipittori.it/it/topipittori/un-grande-giorno-di-niente





venerdì 13 gennaio 2017

Arnaude, le fiabe e le donne

Un nuovo anno, che inizi con una fiaba.
Nella fiaba, diceva lui, c'è tutto.
No, non abbastanza Donne, aggiungeva lei, fedele alla Carter e a sè stessa.
Ogni volta.
Passa il tempo delle stagioni, è passata la neve, sono rifiorite le gioie passate, ed è tornato un nuovo inverno, lo diceva una canzone. Un tempo lento come questo come potrebbe non essere il tempo di una fiaba?
Lui, lei, noi possiamo dargli un nome, ma potrebbe qualsiasi lettore, dinanzi al proprio camino delle storie, nomi diversi, nomi che andranno per il mondo come solo le fiabe e le storie di famiglia fanno.
Allora, in questa notte di neve, eccovi una fiaba bretone, dove si parla di Atlantide, dove è Donna chi poi sarà destinata a tramandarne memoria, dove anche le cifre finali colpiscono, piccola caccia al tesoro per alcuni che vuole essere una carezza, storia bella per tutti.
Letto? Bene.
Ora immaginate una donna che avete conosciuto, immaginatela su quella spiaggia bretone, una o più d'una. Immaginate il sorriso. Non dovrebbe essere difficile davvero.

ps. Si, queste foto hanno gli occhi di una di loro, di lei.

La scomparsa di Atlantide

Leggenda bretone



Moltissimo tempo fa, in un piccolo paese della Bretagna, la giovane Arnaude conduceva un'esistenza felice in compagnia dei suoi genitori.
In una notte di tempesta, una nave che passava di lì fu travolta dalle onde del mare e andò a conficcarsi sulle rocce della costa proprio nel punto in cui sorgeva l'abitazione della fanciulla. I suoi genitori videro con preoccupazione arrivare nella loro casa uomini di cui non conoscevano neanche la lingua, ma si tranquillizzarono non appena arrivò il capo dei naufraghi, il sultano d'Atlantide, che chiese loro ospitalità.
Il giorno dopo la notizia si diffuse nel villaggio e tutti accorsero in aiuto del sultano e del suo equipaggio. Sulla spiaggia e nella brughiera regnò per diversi giorni una grande agitazione. Si sentivano ovunque i colpi dei martelli e delle asce, l'eco dei passi degli uomini impegnati a riparare la nave danneggiata.
Arnaude offriva ai lavoratori latte fresco, sidro, miele e frutta, che ella stessa raccoglieva dagli alberi. Con mano esperta applicava sulle ferite dei naufraghi unguenti balsamici che ne favorivano la guarigione.
Il sultano, affascinato dalla sua dolcezza e dalla bellezza dei suoi profondi occhi azzurri, trascorreva molte ore in compagnia di Arnaude. La giovane lo accompagnava nei luoghi più belli della sua terra. Insieme visitavano i punti più nascosti della foresta, si dissetavano alle più fresche sorgenti. Arnaude insegnò al sultano il linguaggio degli uccelli che popolano ancora oggi le coste della Bretagna, gli raccontò le leggende di quei luoghi.
Il sovrano si innamorò perdutamente di lei e volle sposarla. Nella radura dei dolmen un vecchio druido benedisse la loro unione, accompagnata da una grande festa che durò sette lunghi giorni. Durante il ricevimento, la felicità dei giovani fu però offuscata quando il mago del villaggio lesse nelle stelle dei cattivi auspici. Ma Arnaude e il suo sposo erano troppo innamorati e dimenticarono ben presto l'oscura profezia.
Non appena la nave fu riparata, i due giovani sposi partirono felici per la terra di Atlantide. Il viaggio fu lungo ma i venti del mare benevoli gonfiavano le vele permettendo una navigazione regolare.
Finalmente un mattino, dall'alto del pennone, Arnaude vide la sua nuova patria: una città tutta bianca che spiccava sull'intenso azzurro del mare e sulla quale dominava la meravigliosa reggia del sultano. I due giovani attraversarono le strade fra le acclamazioni della folla che salutava festosamente il rientro del sovrano.
Iniziò per Arnaude una nuova vita. Il suo sposo faceva di tutto per renderla felice; la giovane viveva come in una favola, passando di meraviglia in meraviglia.
Ma l'incanto stava per finire. Era una notte calma, le stelle brillavano lucenti nel cielo; i due sposi passeggiavano lungo la spiaggia, quando una voce ruppe il silenzio ricordando al sultano d'aver violato la legge divina. Egli avrebbe dovuto sposare una dea di Atlantide ma, venendo meno a quel patto, aveva attirato su di sé e sul suo popolo la maledizione degli dei.
Il giovane sultano pregò e supplicò la voce invisibile di risparmiare il suo popolo e la sua sposa: egli era il colpevole e perciò egli solo era meritevole di castigo.
Ma gli dei non s'impietosirono. In quello stesso momento, sotto gli occhi spaventati di Arnaude, il suolo si aprì e Atlantide, inghiottita dalle viscere della terra, fu trascinata verso le più grandi profondità insieme al suo sovrano e a tutti gli abitanti che vennero trasformati in conchiglie.
La giovane donna, trasportata da un vento impetuoso, si ritrovò di lì a poco sulla spiaggia del suo villaggio. Gli dei le avevano concesso di sopravvivere affinché la leggenda di Atlantide non andasse perduta.
La fanciulla ne scrisse la storia e la rinchiuse in uno scrigno insieme a una cartina di Atlantide, permettendo così alle successive generazioni di venirne a conoscenza.
Si racconta che ogni settanta-settantacinque anni il favoloso continente riemerga dalle acque e sia visibile per la durata di un'intera notte.