venerdì 10 febbraio 2017

Febbraio, di niente e di segreti

Oggi ero in un luogo chiuso, parlavo con molte persone di libri di assenza, avevo con me fra gli altri il nostro libro del mese, con la sua voglia di boschi, la sua maglia arancione  vivo, e la sua voglia di capriole.
All'improvviso ero su un prato, nel sogno di un'altra, che aveva il vestito blu e faceva capriole ridenti. All'improvviso ero dentro quel bosco con quegli occhiali e quegli occhi bambini. Succede quando racconti un libro, un pezzetto sei cose solo tue, o di chi ti è vicino, un pezzetto sei quelle che racconti, in un giorno qualunque, un giorno di niente.

Se poi scoprite qual'è il pezzetto vostro ditecelo, o no, tenetelo segreto, che i segreti belli fanno brillare gli occhi.

Qui invece potete trovare un bel racconto di come è nato: http://www.topipittori.it/it/topipittori/un-grande-giorno-di-niente





venerdì 13 gennaio 2017

Arnaude, le fiabe e le donne

Un nuovo anno, che inizi con una fiaba.
Nella fiaba, diceva lui, c'è tutto.
No, non abbastanza Donne, aggiungeva lei, fedele alla Carter e a sè stessa.
Ogni volta.
Passa il tempo delle stagioni, è passata la neve, sono rifiorite le gioie passate, ed è tornato un nuovo inverno, lo diceva una canzone. Un tempo lento come questo come potrebbe non essere il tempo di una fiaba?
Lui, lei, noi possiamo dargli un nome, ma potrebbe qualsiasi lettore, dinanzi al proprio camino delle storie, nomi diversi, nomi che andranno per il mondo come solo le fiabe e le storie di famiglia fanno.
Allora, in questa notte di neve, eccovi una fiaba bretone, dove si parla di Atlantide, dove è Donna chi poi sarà destinata a tramandarne memoria, dove anche le cifre finali colpiscono, piccola caccia al tesoro per alcuni che vuole essere una carezza, storia bella per tutti.
Letto? Bene.
Ora immaginate una donna che avete conosciuto, immaginatela su quella spiaggia bretone, una o più d'una. Immaginate il sorriso. Non dovrebbe essere difficile davvero.

ps. Si, queste foto hanno gli occhi di una di loro, di lei.

La scomparsa di Atlantide

Leggenda bretone



Moltissimo tempo fa, in un piccolo paese della Bretagna, la giovane Arnaude conduceva un'esistenza felice in compagnia dei suoi genitori.
In una notte di tempesta, una nave che passava di lì fu travolta dalle onde del mare e andò a conficcarsi sulle rocce della costa proprio nel punto in cui sorgeva l'abitazione della fanciulla. I suoi genitori videro con preoccupazione arrivare nella loro casa uomini di cui non conoscevano neanche la lingua, ma si tranquillizzarono non appena arrivò il capo dei naufraghi, il sultano d'Atlantide, che chiese loro ospitalità.
Il giorno dopo la notizia si diffuse nel villaggio e tutti accorsero in aiuto del sultano e del suo equipaggio. Sulla spiaggia e nella brughiera regnò per diversi giorni una grande agitazione. Si sentivano ovunque i colpi dei martelli e delle asce, l'eco dei passi degli uomini impegnati a riparare la nave danneggiata.
Arnaude offriva ai lavoratori latte fresco, sidro, miele e frutta, che ella stessa raccoglieva dagli alberi. Con mano esperta applicava sulle ferite dei naufraghi unguenti balsamici che ne favorivano la guarigione.
Il sultano, affascinato dalla sua dolcezza e dalla bellezza dei suoi profondi occhi azzurri, trascorreva molte ore in compagnia di Arnaude. La giovane lo accompagnava nei luoghi più belli della sua terra. Insieme visitavano i punti più nascosti della foresta, si dissetavano alle più fresche sorgenti. Arnaude insegnò al sultano il linguaggio degli uccelli che popolano ancora oggi le coste della Bretagna, gli raccontò le leggende di quei luoghi.
Il sovrano si innamorò perdutamente di lei e volle sposarla. Nella radura dei dolmen un vecchio druido benedisse la loro unione, accompagnata da una grande festa che durò sette lunghi giorni. Durante il ricevimento, la felicità dei giovani fu però offuscata quando il mago del villaggio lesse nelle stelle dei cattivi auspici. Ma Arnaude e il suo sposo erano troppo innamorati e dimenticarono ben presto l'oscura profezia.
Non appena la nave fu riparata, i due giovani sposi partirono felici per la terra di Atlantide. Il viaggio fu lungo ma i venti del mare benevoli gonfiavano le vele permettendo una navigazione regolare.
Finalmente un mattino, dall'alto del pennone, Arnaude vide la sua nuova patria: una città tutta bianca che spiccava sull'intenso azzurro del mare e sulla quale dominava la meravigliosa reggia del sultano. I due giovani attraversarono le strade fra le acclamazioni della folla che salutava festosamente il rientro del sovrano.
Iniziò per Arnaude una nuova vita. Il suo sposo faceva di tutto per renderla felice; la giovane viveva come in una favola, passando di meraviglia in meraviglia.
Ma l'incanto stava per finire. Era una notte calma, le stelle brillavano lucenti nel cielo; i due sposi passeggiavano lungo la spiaggia, quando una voce ruppe il silenzio ricordando al sultano d'aver violato la legge divina. Egli avrebbe dovuto sposare una dea di Atlantide ma, venendo meno a quel patto, aveva attirato su di sé e sul suo popolo la maledizione degli dei.
Il giovane sultano pregò e supplicò la voce invisibile di risparmiare il suo popolo e la sua sposa: egli era il colpevole e perciò egli solo era meritevole di castigo.
Ma gli dei non s'impietosirono. In quello stesso momento, sotto gli occhi spaventati di Arnaude, il suolo si aprì e Atlantide, inghiottita dalle viscere della terra, fu trascinata verso le più grandi profondità insieme al suo sovrano e a tutti gli abitanti che vennero trasformati in conchiglie.
La giovane donna, trasportata da un vento impetuoso, si ritrovò di lì a poco sulla spiaggia del suo villaggio. Gli dei le avevano concesso di sopravvivere affinché la leggenda di Atlantide non andasse perduta.
La fanciulla ne scrisse la storia e la rinchiuse in uno scrigno insieme a una cartina di Atlantide, permettendo così alle successive generazioni di venirne a conoscenza.
Si racconta che ogni settanta-settantacinque anni il favoloso continente riemerga dalle acque e sia visibile per la durata di un'intera notte.

domenica 25 dicembre 2016

Natale, piccolo regalo rimasto sotto l'albero

Sono gli ultimi minuti del giorno di Natale, e in realtà queste righe sono state iniziate negli ultimi minuti della vigilia. Giorni accumulati di consigli, di ascolto, di racconti. Giorni in cui dalla libreria velocemente escono tutti i libri in cui e a cui, come fossero amici, in questo Natale hai deciso di credere, la tua forma personale di proselitismo, quel diffondere piccole bellezze perchè vadano a scaldare altre storie, fatte di vite vere, mescolata all'ascolto .
Sì, hai meno via vai del centro commerciale e sì a volte hai l'impressione più che durante l'anno che vada messo il cartello di Lucy con i tuoi Charlie Brown, The doctor is in, e sì, il tempo è risicato e devi arrivare alla storia giusta, una storia che senti, tanto da passarla come se scivolasse dentro a chi la racconti. La risposta va da un "e poi?" a un "non mi dica altro".

Poi ci sono storie che rimangono nel tuo personale cassetto, non consigli tanto, centellini,  ami una storia al punto da farla divenire qualcosa di intimo. E quasi ti senti un po' in colpa a averla risparmiata così, ed ecco allora, questo è il mio regalo di Natale. Lo è scriverne, per una antica promessa, ed è il libro che io stessa per pudore non ho regalato.
Il dono dei magi per me è il libro di Natale, di questo e di quelli passati, oltre la religione, oltre le simbologie pagane, i babbi natale, oltre ad ogni costruzione di credo comune: solo lei, lui, e quel significato unico del condividere, del con-vivere, del sentirsi parte l'uno della vita dell'altro, del capirsi.
Consigliare questo racconto di William Sidney Porter, in arte O. Henry, significa per forza raccontare un amore potente, che rinuncia all'essere prezioso di uno, al preservarsi, e lo fa per l'altro. Per questa forza non è sempre possibile fermarsi a consigliarlo in libreria, ci vuole il momento giusto. Ma quando lo racconti va a segno.

Per ognuno di noi un libro ha un sapore simile e differente al contempo, basta guardare come un illustratore diverso lo affronta. Prendete questo, illustratori e illustratrici con tecniche, vissuti, colori, hanno creato modi di intendere la storia che sono straordinari per varietà e assonanze, da Lisbeth Zwerger a Ofra Omit, dai film in bianco e nero a Sonja Danowki, dal teatro al fumetto. Il dieci gennaio, data bella, del 1905 veniva pubblicato questo racconto di Henry.
Nella mia infanzia ebbi la fortuna di una voce di donna che mi leggeva tutta questa bellezza come uno dei significati giusti, puliti, sinceri del Natale, e dell'amare in generale.
Ho visto due maestri amatissimi essere capaci nelle disgrazie e nelle bellezze della vita scambiarsi pettini per capelli cortissimi e catene di parole, camminando fra archi immaginari di pale e picconi.
Ho guardato l'oggi pensando alla fortuna di chi ama, di chi rischia, di chi dona, di chi condivide.
Condividere quando si fa entrare in uno spazio intimo, in un abbraccio, nel segreto delle paure; donare quando si dona quell'attenzione che Henry mette nell'agire dei suoi amanti, ricordare la cosa più importante, come anche le piccole, le cure segrete di chi ti conosce. Rischiare, persino nel dono, e magari trovarsi in mano qualcosa che all'apparenza non ha più il suo valore, eppure non raccoglie capelli ma affetto, non assicura alla catenella un orologio ma un tempo sublime dell'amare, un tempo di cura e di un lasciare che l'altro si prenda cura. Non sappiamo se Della e Jack rimarranno insieme ma per quel Natale Henry racconta un gioco di occhi, di riconoscersi, di sapersi che resta dentro.
Dentro resta quel Sapersi, leggero e vivo e giocoso come un fruscio di scoiattoli, resta un fiorire di bosco, resta una voce, ingredienti di una intimità differente per ognuno.
Se avrete tempo ora che il caos del Natale è passato cercate questo libro, chiedetevi quali sono le intimità dei molti tipi di amore che vi regala, usatelo per nominare la bellezza che avete conosciuto o che incontrerete. Smarritevi se necessario, chiudete il libro e rimanete persi, cercare di nuovo la strada, forse si presenterà come un pettine o una catenella a cui credevate di non avere nulla da attaccare, prendete quel nulla e guardatelo con altri occhi, c'è sempre tantissimo dentro.

v.s.

p.s. Sempre per antica promessa mi si chiese che ci fosse sempre una musica filologicamente adatta, questo incanto è del 1905 l'anno di questo racconto, Silent Night si è sentita fin troppe volte, ma datevi una possibilità, questa limpidezza immaga. Poi sì, direbbe lei, aggiungetevi un blues che gli fosse quasi contemporaneo ;)

giovedì 3 novembre 2016

Novembre, coi passi danza di un autunno

Novembre.
Prendete questa selezione come una passeggiata nel bosco, fra gli alberi e i colori più diversi.
Eccola, la passeggiata inizia per mano a qualcuno di amato, in un continuo gioco di occhi, di modi di camminare insieme, di foglie d’autunno che si mischiano per colori nel turbinio dei passi e del vento, Chiedimi cosa mi piace, passi bambini e passi adulti, passi di papà e di bambina.
Una giornata
normale con qualcosa di straordinario come un tempo dedicato, quella che ci raccontano Bernard Waber e Susy Lee, con la piacevolezza dello stare insieme, dello scoprire, del parlare insieme, del guardarsi negli occhi in mezzo alla moltitudine.
Il piccolo amore cullato nella meraviglia di stare insieme, in questo libro di Terre di Mezzo i passi danzano, i sorrisi che si aprono pieni, ricchi di una bellezza pulita.

E si di passi qui ce ne sono tanti, teneteli stretti come le passeggiate bambine, stretti come i ricordi dei profumi del bosco, stretti come i consigli di chi vi guida da lontano, vedrete, ci sono libri che sorrideranno come chi sa, chi vi conosce, chi ha voglia di accompagnare i vostri passi in questo bosco.

venerdì 14 ottobre 2016

Autunno, e stagioni di conserve

È ricominciato un autunno denso di nuovi arrivi e dei frutti dell’estate. I frutti sono quella cosa che a fine estate per conservare metti in pentola, sobbolli, curi nel loro metterli lentamente sullo scaffale delle scorte per un inverno che accompagni di marmellate di storie.

Ed ecco sugli scaffali ricompare giusto a proposito un grande libro di Polly Horvath, che Mondadori pubblicò alcuni anni fa e che ci ripropone ora Piemme: La stagione delle conserve, ed è bello veder tornare con una bella copertina  Ratchet e le sue quasi zie straordinariamente matte, alla prese con una estate di conserve e di storie, misteriose, segrete, a volte macabre. Fra i profumi di mirtillo Polly Horvath guida i sensi in mezzo alle storie, ai personaggi, alle forze e dolezze umane, un po’ come già era accaduto con quella piccola perla che è La vita è una crepes, anche questo ora fuori catalogo.
 

E per parlare di conserve abbiamo un barattolo speciale, il nostro libro del mese è L’albero delle bugie di Frances Hardinge, Mondadori , un libro dalla storia intensa, fortissima, che lega insieme una scrittura veramente alta di una bellezza intensa, raccontando religione, scienza, confidenze e bugie, e la vita di chi si ribella a quello che è un mondo che sostiene che le donne abbiano un cervello più piccolo degli uomini, di chi come Faith che vive nell’Inghilterra Vittoriana dividendosi fra quelle che sono le aspettative del mondo sul suo essere femmina e la sua passione per la scienza, etichettata come cosa da uomini. Un libro che insegna insieme fantasia e coraggio.
 

E poi una marmellata che forse farà discutere, forse sarà difficile, ma lo abbiamo viso come un libro importante, capace di creare una narrazione credibile della difficoltà di crescere di un bambino: è Emilia Mirabilia, di Ludovic Flamant e Emmanuelle Houdart, Logos. Un illustrato che continua ad affermare ad alta voce la necessità di libri illustrati anche per i più grandi, dove la Houdart fonde il suo immaginario personale con l’esigenza di rivolgersi ad un pubblico bambino. Testo e illustrazione si rivolgono in modo profondamente onesto al loro lettore andando a declinare topoi dell’immaginario infantile in maniera originale e non banale, con una  grande sintesi ed empatia.
 

Tre marmellate, e si, per questa volta tre storie al femminile, tre storie di donne forti, tre storie di donne che si stimano anche quando non vengono stimate, o che si scoprono, ma soprattutto che escono dal buio, ed in un mondo che le lascia affogare nel buio, queste sono tre storie per tutti, al femminile ma non per femmine. Storie che conserviamo appunto, per darle oggi, ai cittadini di oggi, sperando che siano adulti migliori un domani. 

Con queste parole presentiamo questo autunno su Andersen, ora a voi, curiosate nella nostra dispensa..


domenica 10 luglio 2016

Estate? Due numeri di consigli da leggere e gustare.

Estate, siete pronti a gustare questi libri gelati da provare?
Immaginate, siete davanti al bancone, qui e sfogliando queste pagine potrete assaggiare un sacco di gusti diversi, di quelli che hanno il calore caldo di un sapore conosciuto, cose che conosci fin da piccolino, o gusti nuovi, esotici, speziati, che portano il brio e il piccante della fretta di crescere, o quellida gustare, come si gusta un libro di studio, magari sì, che parla di libri.
Due Palline per favore.
Pardon, due libri.
O anche tre, in fondo è estate, e come diceva Pennac "il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere."


Ancora?

e ancora?

e ancora?
Ancoratevi qui, per partire per lunghi viaggi, come coi marinai delle poesie di Chiara Carminati, non ve la ricordate?
fra qualche giorno ve la racconto... intanto, eccovi un mare di libri....



mercoledì 18 maggio 2016

Maggio, fra luci, buio, mari, pirati e pifferai...

Maggio è un mese di piena primavera, quella primavera di prati caldi che si preparano all'estate. Maggio è matto quest'anno , di piogge e arcobaleni vestito, di freddi improvvisi a calde giornate. 
Maggio varia, di premi fra Andersen, Bancarellino e mille altri belli, fra Saloni e fiere e festival, fra libri e libri e libri, e forse ha sbirciato tutti questi libri così diversi fra loro.
 Forse ha spiato tutte queste storie di mare e pirati, di luci e giochi, e nascondini, di amicizie straordinarie fra maghi e re, di libri di natura da scoprire, di estati annunciate. 
Forse, o  forse no, ma potete sempre farlo voi, come se vi faceste guidare da... un pifferaio ;)